“Ma voi chi siete? Cosa volete realizzare?” Queste sono solo due delle domande più ricorrenti che ci sentiamo rivolgere. Gira che ti rigira, magari alla fine di un colloquio o di un’intervista, va sempre a finire che giornalisti, studenti, amici e genitori puntualmente ci chiedono: “Ma voi, che cosa volete dalla vita?” Domanda imbarazzante perché in una parola non riusciamo mai a definirci, per paura che possa limitare la nostra essenza, possa essere troppo schematica per rappresentare la nostra identità; ed al tempo stesso ci sentiamo talmente ricchi di spunti e di temi che, probabilmente, nessuna parola del vocabolario ci sembra veramente esaustiva.
Quindi, chi siamo? Siamo quelli che si emozionano vedendo “Breaveheart”, perché ci fanno venire i brividi tutti coloro che lottano e si sacrificano per la propria patria; siamo quelli che si sono inchinati davanti a Giovanni Paolo II quando ammoniva dal pericolo del materialismo e dell’edonismo e incitava a “costruire la vera Europa della Speranza e della Fede, l’Europa dei Popoli”; siamo quelli che passano le loro serate davanti ad una birra, magari con giochi di ruolo e fantasy, sognando tempi eroici in cui misurarsi; siamo quelli che non possono trattenere le lacrime al ricordo di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Emanuele Petri, Fabrizio Quattrocchi e dei militari caduti a Nassiriya; siamo quelli che amano leggere tutto, senza discriminazioni e ottusi schematismi, cercando poi di riconoscere il giusto ovunque esso si trovi; siamo quelli che difendono l’ambiente perché amano la propria terra; siamo quelli che non possono sentire neanche da lontano le parole manipolazione genetica, legalizzazione delle droghe; siamo quelli che si cibano delle pagine di Nietzsche, Junger, Zecchini, Veneziani, Prezzolini, De Benoist, Cèline, Schopenauer… pensatori che sanno dare le risposte ai problemi che viviamo in questa epoca; siamo quelli che quando vedono sventolare un tricolore non pensano solo alla nazionale di calcio ma alla storia, alla cultura, alla Tradizione di un’Italia formata da 1000 campanili; siamo quelli che hanno tra loro un legame così stretto e intenso che va al di là della semplice condivisione di un programma politico; siamo quelli che rischiano e si mettono in gioco ogni giorno; siamo quelli che… si sono dilungati troppo. Ancora una volta la foga di voler trasmettere tutto di noi ci ha fatto andare troppo in là. In fin dei conti la risposta non è difficilissima. Innanzitutto siamo studenti. Studenti che affrontano quotidianamente tutti i problemi che quest’università non sa superare definitivamente. La burocrazia asfissiante, le file ovunque, le aule insufficienti, i laboratori inesistenti, i professori assenteisti, gli esami a mo’ di terno al lotto, lauree che non preparano al mondo del lavoro. Tutto questo non ci va giù! Sappiamo che un altro modo di fare università è possibile, sappiamo che i problemi che ci affliggono sono risolvibili. In secondo luogo siamo studenti vivi. Sì, avete letto bene, vivi; perché oggi si ha la sensazione che molti dei nostri coetanei siano morti o, tutt’al più, addormentati. Senza identità, storditi dalla banalità, sembrano sopravvivere a se stessi, confusi tra un numero di matricola e la propria solitudine.
Originale, creativa, colorata, irriverente e un po’ insolente, questa è la generazione che vorremmo vedere.
TUTTO QUESTO E’ L’ESSENZA DI ALLEANZA UNIVERSITARIA



